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Anna, la cestinaia di Castelsardo

25 luglio 2013


si arrampica stanco su per la montagna. È un groviglio di vicoli in salita e scalinate che hanno modellato le gambe delle donne del posto.

Le bambine di Castelsardo fanno le Consorelle (Li Sureddi) nella tradizionale processione pasquale. Le donne più giovani lavorano come accompagnatrici turistiche, guide al castello, commesse e titolari di negozi. Le anziane, sedute sull’uscio di casa, fanno quello che hanno sempre fatto: i per cui il borgo è noto.

Anna è vestita completamente di nero, capelli lunghi, raccolti a cipolla, che ancora non si arrendono al grigiore che l’età imporrebbe. “Sono vecchia – dice- e non vado più da nessuna parte. Dovrete portarmi voi in giro per il mondo, nelle vostre fotografie”.

Anna ha 79 anni. Non sono tanti oggigiorno, ma nella sua voce si avverte la fatica di chi ha le giornate scandite da una routine monotona e senza interruzione: si apre la porta, si appendono i cestini ultimati il giorno prima e rimasti invenduti, si posiziona la sedia sull’uscio e ci si siede dando inizio al rituale: rafia grezza, fieno marino, ago e dita.

Non è sola Anna. Le signore del borgo passano di lì a salutare, a fare una chiacchiera, sicure di trovarla sempre lì, puntuale. E le chiacchiere sulle porte delle case di Castelsardo si intrecciano come i fili dei cestini: si parla dei signori Polo, che ormai non vivono più lì, ma tutti se li ricordano, si sgridano bimbi monelli e poi passa il netturbino a raccomandarsi di far bene la raccolta differenziata, fiero di fare un mestiere onesto “mica come la politica”, ci tiene a precisare, prima di ripartire a far la predica qualche gradino più giù.

Così mi rendo conto. Eccolo il valore inestimabile dei cestini di Castelsardo: non sono solo preziose opere d’arte. I cestini di Castelsardo sono scuse. Splendide scuse per sedersi con Anna, guardare le sue mani che vanno da sole mentre lei parla d’altro, e vivere con lei un pezzetto della sua straordinaria quotidianità.

Castelsardo climbs up the mountain. It is a tangle of narrow streets uphill and steps that have been shaping local women’s legs throughout the years.

Little girls play the “Consorelle” (Li Sureddi) during the traditional Easter procession. Younger women work as tourist guides to the castle, shop assistants or shop owners. Older women, sitting on their doorsteps,  do what they have always been doing: make the that made the village so famous.

Anna is dressed in black and her chignon is not as grey as her age would impose. “I’m old – she says- and I’m not supposed to go anywhere for the rest of my life. You’ll have to take me around the world, in your pictures”.

Anna is 79 years old, and although she’s not “that old” for nowadays standards, in her voice you feel the effort of her uninterrupted monotonous routine. Every day she opens her door, hangs her completed but unsold baskets, sets her chair outside her door and begins her ritual: raw raffia, marine hay, needle and fingers.

Anna is not alone, the ladies of the village passing by to say hello and have a chat, as they know they’ll find her there, as usual. And the chatter on the doors of Castelsardo’s houses are interwoven like baskets threads. Some talk of the Polo family who no longer lives there but everybody still remembers, others scold urchins and the garbage collector passes to advise on how to well recycle, proud to be an honest worker “not like politicians” he insists, before leaving to make his sermon a few steps downstairs.

So I realize. Castelsardo’s baskets value is priceless. Not only are they precious works of art but also they are excuses. Wonderful excuses to sit down with Anna, look at her hands quickly going alone and live with her a piece of her extraordinary everyday life.

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1 commento

  1. 16 giugno, 2016 at 14:27

    Buongiorno,
    Sono Giulia Lisetto e faccio parte del team Epicwander. Operiamo attraverso una piattaforma online e colleghiamo turisti di tutto il mondo con persone locali e comuni del luogo che vogliono visitare. Siamo presenti in moltissimi paesi come Indonesia, Tailandia, Regno Unito, Sapgna , Bali e per quanto riguarda l’ Italia vorremo estenderci anche alla Sardegna. Cerciamo guide locali che facciano vivere al turista non semplicemente il tour turistico della zona , ma anche vivere esperienze uniche tipiche della cittá e tradizionali come feste popolari, balli tipici, realizzazione di materiale artigianale o degustazione di prodotti tipici della gastronomia locale. Ho visitato il suo sito web e ritengo molto interessante l’ attivita’ che lei svolge e sono qui a chiederle se fosse possibile una collaborazione tra Lei e Epicwander.
    La collaborazione non implica alcun costo o rischio economico attuale e futuro, per tanto le chiedo di prendere in considerazione questa offerta.
    Per qualsiasi informazione e chiarimento sono disponibile
    - e mail |: giulia.lisetto@gmail.com

    - visiti il nostro sito web : http://epicwander.com/

    Grazie fin d’ora per l’ attenzione.
    Giulia

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