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Zürich notes. 10 things to remember and 5 to forget. Appunti da Zurigo. 10 cose da ricordare e 5 da dimenticare.

3 gennaio 2012


I’ve been in Zürich recently… and took some travel notes.

FIRST OF ALL: 10 THINGS ZÜRICH IS WORTH THE VISIT FOR

The sesame bretzel bought in a stand down the central railway station, in the area called “shopville”. It was still warm and wonderfully fluffy!

The grilled calf sausage (bratwurst) bought at one of the many stands you find at any corner in town. We didn’t experience the well known “Vorderer Sterner” due to the peak time long queue, but looking at the locals buying all around I guess the taste of our bratwurst was not that different from that of the most famous ones.

The orangen punch (hot orange punch made of orange flavoured powder in hot water) to be drank in order to get warmer while visiting the typical Xmas markets in town.

Sprüngli‘s sweets. Any is worth the visit!

The Viadukt, a long line of over 50 super trendy shops, bars and restaurants open under a railway viaduct. The Viadukt is in Zürich West, the most fashionable district in town, especially lively at night.

The Freitag tower, a series of stacked up containers building up the Freitag shop. The company is mainly famous for its recycled trucks tarpaulin bags.

The Camille Bloch milk chocolate bar filled with chocolate mousse bought at the Globus supermarket. Delicious.

The Swiss Army white chocolate and guaranà bar bought at the Globus supermarket. Just too small.

The Singing Xmas Tree with children singing Xmas Carrols looking like small candles on a wooden Xmas Tree. Very touching.

The spiral shaped fries eaten during our first dinner in town and the gadget to make them like that immediately bought at the Viadukt the following day!

BUT THERE ARE ALSO 5 THINGS I’D BETTER FORGET

Raclette and fondue: they taste good, but what a stench! Street stands selling and people eating are unapproachable!

Xmas markets: as much renowned as anonymous. They sell scarves, bijoux, sweets and scented candles: nothing original nor characteristic, which definitely is a pity!

The “vermicellen”, a typical local mousse tasting of chestnut whose thickness is so tough that it stucks in your throat, just like very sweet molten almond-paste.

The train 20 minutes delay while coming back home (we’ve been late since Bellinzona). Swiss are not as punctual as they used to be!

Last but not least. Prices!

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Sono stata a Zurigo di recente… e ho preso qualche appunto di viaggio.

ANZITUTTO LE 10 COSE PER CUI ZURIGO MERITA UNA VISITA

Il bretzel al sesamo ancora caldo e sofficissimo comprato in un baracchino nella shopville sotto la stazione centrale.

La salsiccia di vitello (bratwurst) grigliata comprata in uno dei tanti stand per strada. Non ci siamo fermati al rinomato “Vorderer Sterner” per via della coda all’ora di punta, ma guardando i locali comprare queste salsicce ovunque, penso che il sapore fosse ugualmente strepitoso.

L’orangen punch (punch all’arancia bollente = polverina gusto arancia + acqua calda) da bere per scaldarsi visitando i mercatini.

Le paste di Sprüngli. Qualunque scegliate, sarà valsa la pena!

Il Viadukt, un viadotto su cui scorrono i binari del treno e alla base del quale sono stati ricavati oltre 50 negozi/local super trendy sia per stile che per prodotti proposti. Il Viadotto si trova in Zürich West, il quartiere + alla moda e vivace della città, soprattutto di notte.

La Freitag tower, ossia una serie di container impilati uno sull’altro che costituiscono il negozio della Freitag, l’azienda che fa borse riciclando i teloni dei camion.

La stecca di cioccolato al latte Camille Bloch ripiena di mousse al cioccolato, comprata al supermarket del Globus. Deliziosa.

La barretta di cioccolato bianco con cocco e guaranà Swiss Army, comprata al supermarket del Globus. Solo troppo piccola.

Il Singing Xmas Tree con i bimbi che cantano canzoni natalizie vestiti da candeline su un albero natalizio di legno. Commoventi.

Le patatine fritte a forma di spirale mangiate a cena il primo giorno e l’aggeggio per farle acquistato al Viadukt il giorno dopo!

MA 5 COSE DI ZURIGO SAREBBERO DA DIMENTICARE

Raclette e fonduta: buone, ma che puzza! Banchetti che vendono x strada e gente che consuma sono inavvicinabili!

Mercatini natalizi: tanto rinomati quanto anonimi: sciarpe, bijoux, dolcetti e candele profumate: niente di originale o caratteristico. Peccato.

I “vermicellen”, una mousse tipica locale al sapore di castagna così gnucca che ti si pianta in gola come fosse pasta di mandorle fusa e dolcissima.

Il ritardo di 20 minuti del treno al rientro (non ci sono + gli svizzeri puntuali di una volta). Ritardo maturato già a Bellinzona.

Ultimi, ma non ultimi. I prezzi!


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Le luci cinesi dell’Albero di Natale

21 dicembre 2011


Albero di Natale (c) morenamenegatti


SuperTechMan: allora, prima mettiamo le palline, ma poche però…
LaMoracheVola: perché poche?
SuperTechMan: così… perché quest’anno facciamo un albero minimal… poi aggiungiamo i fili …
LaMoracheVola: ma prima ci vanno le luci
SuperTechMan: no, prima mettiamo le palline, poi i fili blu… e alla fine mettiamo le luci.
LaMoracheVola: ma così è spoglio, non minimal! E poi le luci andrebbero messe prima di tutto, così c’è lo spazio per posizionarle e distribuirle nascondendo poi i cavi.
SuperTechMan: ma secondo me è meglio se le mettiamo per ultime, così si vedono bene…
LaMoracheVola: ? … per la verità non si devono vedere…
SuperTechMan: eh però… non è che poi se le copriamo scaldano?
LaMoracheVola: le luci dell’Albero di Natale?? non si è mai visto un Albero di Natale andare a fuoco per colpa delle lucine
SuperTechMan: ma noi le abbiamo prese dai cinesi!
LaMoracheVola: tu non hai fiducia nel prossimo!


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Io tablet, tu lettore: conversazioni tecnologiche.

8 dicembre 2011


SuperTechMan: “Banhooooffff straaasssss”

SuperTechMan: “Baaaannnhofffffff strasseeeee”

SuperTechMan: “Bannnnnnnhof strasssssss”

SuperTechMan: “Beeennhuuuufff strassssssse”

(…)
C’era una volta, molti e molti anni fa, a casa di SuperTechMan, la passione per la lettura delle riviste cartacee. Arrivavano in abbonamento, dall’ufficio, dall’edicola sotto casa e si accatastavano sul pouff in soggiorno o sul comodino, prima di essere avidamente lette con la tv in sottofondo oppure una volta sotto le coperte, prima di addormentarsi. Sì, perché molti e molti anni fa, accadeva che la lettura, le parole crociate e più di recente il sudoku fossero ottimi strumenti per la conciliazione del sonno.

Ma si sa, a casa di SuperTechMan la tecnologia gode di ampio credito ed era solo questione di tempo affinché l’odore vintage delle riviste di carta fosse finalmente sostituito dalla possibilità di avere quei preziosi contenuti dentro a un tablet.

Fin qui, era tutto previsto.

Senonché, il tablet in questione è l’iPad. La tecnologia migliore, quella più innovativa, quella che interagisce con te e, sorpresa, ti ascolta. Sì, l’iPad e alcune applicazioni al suo interno, come Google, ascoltano quello che dici loro e, in base a quello che capiscono, ti propongono ciò che a loro avviso stavi cercando.

Così, se cerchi “Casa di Manzoni a Milano” ti verrà proposto l’indirizzo esatto in cui si trova questo edificio, tuttavia, se hai intenzione di trovare Banhof Strasse, a Zurigo, e ti accorgi che il tablet sembra essere diventato improvvisamente sordo, consiglio di provare almeno a pronunciarla in tedesco!


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Coffee school. A scuola di caffè.

9 novembre 2011


Curiously enough, there is a coffee for each dish. Usually, if we exclude breakfast and office breaks, we tend to think that one should drink coffee at the end of the whole lunch, which generally means after the dessert. The most we can say, then, is “what a good coffee” or “this coffee is not very good” and little else.

Instead, should you have the opportunity, as I had, to dine at Trattoria Guallina in Mortara (PV) with Philips Saeco and Slow Food, you would face a test which I thought might put me in serious trouble … but …
Right away, the dinner began with a coffee: a cup of coffee prepared with the “filter method”, a spicy coffee, served as an aperitif. It then continued with a delicious “custard with mushrooms in a saffron sauce”, of course followed by the right coffee going with the flan. Afterwards came a delicious “risotto with Castelmagno”, combined with its proper espresso and to finish, after an “apple strudel with vanilla cream”, a classic after-dinner coffee.

Yes, it’s been a dinner based on 4 espressos aimed at “cutting-off between courses” as they say in jargon. Mixtures had different intensities, one of which, for the first time in my life, I drank with no sugar.
Over dinner, the Slow Food expert explained the methods of drying, packaging and processing the different coffee mixtures, highlighted the differences between Arabica and Robusta, the impact of every coffee on taste factors and told us various coffee growing regions of the world. An interesting journey leeding to a conclusion shared by most: good coffee is drunk straight, not laced, no milk, no sugar. And as for me … maybe I will need a few more lessons, to become a real purist.

Curioso. C’è un caffè per ogni pietanza. Solitamente, se escludiamo colazioni e pause in ufficio, si tende a pensare che il caffè si debba bere alla fine di tutto il pranzo. Quindi, generalmente, dopo il dolce. Il massimo che si riesce a dire, quindi, è “che buon caffè”, oppure “questo caffè non è un granché” e poco altro.
Se, come me, aveste avuto l’opportunità di cenare alla Trattoria Guallina di Mortara (PV) con Philips Saeco e Slow Food, vi sareste trovati ad affrontare una prova che, pensavo, mi avrebbe messo in seria difficoltà… e invece…

La cena si apriva con un caffè, così, tanto per cominciare: un caffè preparato con il “metodo filtro, speziato”, che fungeva da aperitivo. Si proseguiva quindi con un delizioso Flan ai funghi in Salsa di zafferano, ovviamente seguito dal caffè che meglio si accompagnava al flan. A seguire, uno squisito Risotto col Castelmagno, con espresso abbinato e a chiudere, dopo lo Strudel di mele con Crema alla vaniglia, il classico caffè di fine pasto. Sì, una cena a base di 4 caffè espressi “con funzione di taglio tra una portata e l’altra” -come si dice in gergo-, di diverse miscele e intensità, uno dei quali, per la prima volta in vita mia, bevuto senza zucchero.
Nel corso della cena, l’esperta di Slow Food spiegava i metodi di essicazione, di confezionamento e di lavorazione delle diverse miscele, le differenze tra arabica e robusta, l’impatto sui fattori del gusto e le zone di coltivazione dei vari caffè nel mondo. Un percorso interessante, che ha portato a una conclusione condivisa dai più: il caffè buono si beve liscio, non corretto, senza latte e senza zucchero. E quanto a me… magari mi servirà ancora qualche lezione, per diventare una vera purista.


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Excelsior Milano.

12 ottobre 2011


“Sophisticated simplicity” is one of the definitions used in their website to describe the mood at Excelsior Milano. I heard people say “wow, that’s something Milan was lacking for”… and well, although it’s hard to say Milan misses something in terms of commercial offer, yes, Excelsior Milano is a new shopping centre with a kind of “international” flavour… but nothing I would define innovative, to be honest.

Despite the name would suggest it’s a hotel, Excelsior Milano was presented as a concept store. “Concept store” is quite a trendy definition nowadays in Italy, therefore I personally did not pay much attention to the teasing adverts announcing the opening of a new concept store in the heart of the city. I didn’t attend the opening ceremony and went there last week just because I incidentally was in the area.

The very first thing I saw from outside was Tiffany’s brand, which suggested the level of the offer might be quite high. The idea of Excelsior, in fact,  is to collect high-level and sometimes not very well known brands, providing the idea of being select customers once we’re inside… ever heard of Oriett Domenech???

Besides Tiffany’s, on the groundfloor there’s a large area dedicated to beauty, a Ladurée corner, second shop in Milan after the one in via Spadari, just in front of Peck -not a casual choice-, and a Café with a pleasant “déhors” in the gallery (Galleria del Corso, 4). This is the most brighten area of the whole building (excluding the underground “food court” which deserves a separate description).

Lights and music are key to this format. The environments are pretty dark and light is used to highlight hanged dresses or accessories, some of which are very odd, inlcuding the strange headgears worn by the shop assistants. People attending the store are kind of “wanna be” trend setters, but perhaps this might have been due to the Milan Fashion Week which was about to start. Lounge music also contributes to give Excelsior a touch of sought-after place to be. And in fact, where else (in Milan) are you likely to find an “Olfattorio Bar à Parfums“, that is a “bar” where you can smell parfums?

Downstairs is the food court where raisin costs 8,47 euros per kilo and S. Pellegrino water, branded “Bulgari”,  is over 10 euros per bottle. This is Eat’s, for those who want to have a “gourmet storytelling” taste -as per their website says. And this is what it looks like.

Food comes from unconventional brands such as Bonajuto, who claims to be the oldest Sicilian chocolate factory, or is unusual to find in Milan (like Rosolio, Zibibbo or Acquavite di Carrube… Sicily rulez!). Anyway, apart from Kusmi Tea (selected in Paris) and Hawaiian Red Salt, apparently all other food comes from Italy. What’s more, you can buy both at the butcher’s or at the fisher’s counter and have your favourite dish cooked and served at Eat’s Bistrot.

Although I wouldn’t call it “original”, Excelsior Milano, like many international shopping centres, is above all an experience. Wanna feel in the heart of fashion, try the ultimate “macarons“, find a unique gastronomic present? Excelsior Milano won’t fail to satisfy your expectations. Provided you have enough money to buy what you’re craving for.

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“Semplicità sofisticata” è solo una delle definizioni che si incontrano nel sito per descrivere l’atmosfera di  Excelsior Milano. Ho sentito gente dire “wow, ci mancava a Milano” … e anche se è difficile pensare che a Milano possa mancare qualcosa in termini di offerta commerciale, effettivamente Excelsior Milano, è un nuovo centro commerciale dal tocco “internazionale”, che però onestamente non definirei innovativo.

Anche se dal nome sembrerebbe un hotel, Excelsior Milano è stato presentato come concept store. “Concept store” è una definizione molto trendy di questi tempi in Italia, per cui personalmente non ho prestato molta attenzione alla pubblicità che annunciava l’apertura di un nuovo concept store nel cuore della città. Non ho partecipato alla cerimonia di inaugurazione, e sono andata la settimana scorsa solo perché mi sono trovata per caso in zona.

La prima cosa che ho notato dall’esterno è stata l’insegna di Tiffany, come a dire che il livello dell’offerta sarebbe stato decisamente elevato. L’idea di Excelsior, infatti,  è presentare marchi di alto livello… mai sentito parlare di Oriett Domenech???

A parteTiffany, al piano terra un’area discretamente ampia è dedicata alla bellezza; ci sono poi un corner Ladurée , secondo negozio di Milano, dopo quello di via Spadari, giusto di fronte a Peck -tuttaltro che casuale-, e un Café con un “déhors” carino in galleria (Galleria del Corso, 4). Stiamo parlando della parte più luminosa dell’intero edificio (se escludiamo la sezione sotterranea dedicata all’alimentare, che merita una descrizione a parte).

Le luci e la musica sono fondamentali per questo format. Gli ambienti sono abbastanza bui e la luce è utilizzata per mettere in evidenza qualcuno degli abiti appesi, oppure gli accessori, alcuni dei quali a dir poco strani, tra cui non si possono non notare i bizzarri copricapi delle commesse. Lo store è frequentato da “ambiziosi trend setter”, per quanto questa impressione potrebbe essere dovuta al fatto che si era a poche ore dall’apertura della Settimana della Moda di Milano e la città pullulava di persone “interessanti”. Anche la musica lounge contribuisce a fare di Excelsior un posto ambito che non si può non conoscere. E in effetti, in quale altro posto (a Milano) potreste trovar un “Olfattorio Bar à Parfums“, ovvero un “bar” pensato per farvi annusare i profumi?

Nella parte underground è stata allestita la food court dove l’uva costa  8,47 euro al chilo e l’acqua S. Pellegrino, firmata “Bulgari”,  costa oltre 10 euro a bottiglia. Siamo da Eat’s, per coloro che vogliono avere una “gourme experience” da raccontare (per stare a come la definiscono sul loro sito)… ed ecco come si presenta.

Il  cibo sembra essere di marchi non convenzionali, tipo Bonajuto, che si autodefinisce la più antica fabbrica di cioccolato siciliana, o impossibili da trovare a Milano (tipo Rosolio, Zibibbo o Acquavite di Carrube… Sicily rulez!). Onore al merito: a parte il Kusmi Tea (miscela di tè selezionata a Parigi) e al Sale rosso delle Hawaii, apparenttemente tutto il resto del cibo arriva dall’Italia. Non solo. E’ possibile acquistare dal macellaio o dal pescivendolo e chiedere che il tuo acquisto sia direttamente cucinato all’Eat’s Bistrot.

Anche se non mi sembra “originale”, Excelsior Milano, come molti centri commerciali internazionali, è prima di tutto un’esperienza. Ci si vuole sentire nel cuore della moda, si vogliono provare i gusti più recenti introdotti dai “macarons“, si spera di trovare un regalo gastronomico unico? Excelsior Milano non mancherà di soddisfare queste aspettative. Certo, bisognerebbe avere abbastanza soldi per potersi permettere ciò che si sta così ardentemente cercando.


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Wild emotions in North Cape. Emozioni selvagge a Capo Nord.

10 settembre 2011


I had always thought of “North” as an empty space. Sort of, at least.

The only direct witness I had from Arctic Circle was that of a friend’s father living in Ferrara who, returning from his trip to North Cape, said “well… I travelled that long only to see some fog!”. Which of course is no news to a Ferrarian.

I had seen pictures from there showing a lonely iron globe with thousands of people covered in heavy coats taking pictures in a windy, rainy and sometimes foggy weather. And those were summer pictures.

So why go to North Cape in August? The Nordic Lights are gone, the midnight sun sets at around 10 pm and rises back at about 1 am (which means there’s technically no midnight sun) and –believe it or not– there’s no snow.

What mainly spurred me on to go to Norway this year was seeing the Puffins. When I first saw a picture of them I literally fell in love. Their eyes seem to have make up on and they’re absolutely beautiful. Therefore, when I read they use to choose Runde Island or stay off Gjesvær to breed I absolutely wanted to go and see them.

The idea was to have a photographic bird safari as we had in Canada to see the Gannets and thought Runde Island was the best choice. Once there we found out that the undertaking to have a Puffin picture as a prize was definitely gruelling. We started climbing (I mean it!) a hill walking on “pack”. Steps were not leaving any footprints as soil consolidated back whenever our feet heaved from the ground. The sensation was that of walking on a spring mattress, which is damn arduous. It took me one hour to reach the top and realize Puffins were on the other side of the hill, which meant covering a return way to that point before going down the hill. We gave up and this decision risked to frustrate my enthusiasm for the rest of the journey, although Gjesvær was still an option. I was feeling bitterly disappointed while leaving Runde Island, as embittered as those returning from a Savannah safari without having seen the lion. I knew wild life was not there to be photographed by humans, but I had really hoped so.

North Cape appeared to be the destination I had to make the most out of, after having missed the Puffins.

Check it out on Google Maps:  from Alta airport to Honningsvåg it should take less than 3 hours. Forget it. They don’t take into consideration the wild reindeers running along the streets in herds. A marvellous spectacle almost ousting Puffins from my mind. We reached Honningsvåg late in the afternoon and decided to immediately go to our final destination (North Cape is 39 km north -of course- from there). Sunset was expected at 10 pm that night and since the weather was fantastic we thought it was worth benefitting by that.

It’s been the most beautiful sunset I had ever seen in my life. The sun seemed to melt into water, leaving us under a magic gaily-colored sky . The progressive decrease of the temperature was clearly perceptible and hugging was kind of natural.

Yes. This was the sensation I wanted this trip to leave behind. Now Puffins were “a plus”, but luckily enough, they were off Gjesvær, waiting for us.

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Ho sempre pensato che il “nord” fosse uno spazio vuoto. O qualcosa del genere.

L’unica testimonianza diretta che avessi mai ricevuto dal Circolo Polare Artico era quella del padre di un amico di Ferrara, il quale, tornando da Capo Nord, disse: “sono andato fin là solo per vedere della nebbia!”, il che non è effettivamente nulla di originale per un ferrarese.
Avevo visto molte foto di quel territorio, raffiguranti un desolato mappamondo di ferro, circondato da migliaia di persone vestite con abiti pesanti, intente a fotografare nonostante il vento, la pioggia e, talvolta, la nebbia. E si trattava di immagini estive!

E allora, perchė mai sarei dovuta andare a Capo Nord in agosto? Non è più periodo di aurore boreali, il sole di mezzanotte tramonta alle 22 per poi risorgere all’una del mattino (il che significa che tecnicamente a mezzanotte il sole non c’è) e, ci crediate o no, non c’è neanche la neve.

Ciò che mi ha convinto a scegliere la Norvegia quest’anno è stata la “visione” delle Pulcinelle di mare. Quando le ho viste in foto la prima volta, me ne sono innamorata all’istante. I loro occhi sembrano truccati e sono davvero uccellini bellissimi. Avevo letto che nel periodo riproduttivo l’isola di Runde e un promontorio al largo di Gjesvær sono ogni anno tra le loro mete fisse, e dunque dovevano essere la mia destinazione: volevo vederle!

L”idea era quella di fare un safari fotografico, come avevamo fatto in Canada per riprendere le sule, e abbiamo pensato che l’isola di Runde fosse la scelta migliore. Una volta lì ci siamo resi conto che l’impresa da compiere per meritare la foto di una Pulcinella di mare come premio era ardua. Abbiamo iniziato a scalare (seriamente!) una collina, camminando sul “pack”. I nostri passi non lasciavano impronte perchė il suolo si ricompattava non appena sollevavamo i nostri piedi. Era come camminare su un materasso a molle, che alla lunga risulta davvero pesante! Ci ho messo un’ora a raggiungere la cima, per realizzare che le Pulcinelle erano sul lato opposto dell’isola e raggiungerle avrebbe comportato un “viaggio andata-ritorno” fino al punto in cui ero in quel momento, per poi scendere nuovamente. Abbiamo desistito. Una decisione che rischiava di compromettere seriamente il mio entusiasmo per il resto del viaggio, anche se c’era ancora l’opzione Gjesvær.
Ero amareggiata. Delusa come chi fa un safari nella savana e non riesce a vedere il leone. So che gli animali selvatici non stanno lì ad aspettare noi, ma speravo che questa volta avessero fatto un’eccezione

Ora dovevo sperare che Capo Nord meritasse la visita.

Controllate su Google Maps: dall’aeroporto di Alta a Honningsvåg sembra ci si metta meno di 3 ore. Niente affatto. Non tengono conto delle renne selvatiche che corrono in branchi lungo le strade. Uno spettacolo meraviglioso che avrebbe quasi potuto togliermi le Pulcinelle di mare dalla testa. Siamo arrivati a Honningsvåg nel tardo pomeriggio e abbiamo deciso di dirigerci immediatamente verso la nostra destinazione finale (Capo Nord era a soli 39 km -ovviamente a nord- di lì). Quel giorno il sole sarebbe tramontato alle 22 e dal momento che il tempo era splendido, abbiamo pensato di approfittarne.


E’ stato il tramonto più bello che abbia mai visto in vita mia. Il sole sembrava liquefarsi nel mare, lasciandoci sotto un cielo variopinto di tutte le tonalità di rosso. Il progressivo diminuire della temperatura si avvertiva chiaramente e abbracciarsi veniva naturale.

Sì. Era questa la sensazione che avrei voluto portare a casa da questo viaggio e ormai le Pulcinelle di mare sarebbero state un “di più”. Fortunatamente, ci stavano aspettando al largo di Gjesvær.


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Troppe cose da fare

29 agosto 2011


Vorrei aggiornare puntualmente questo spazio, ma ahimè, ogni buon proposito in questo senso viene cacciato in fondo alla lista delle cose da fare.
Cose da fare per lavoro, cose da fare per impegni presi con altri, cose da fare perché non se ne può fare a meno.
E queste pagine ne subiscono le conseguenze.
L’ideale sarebbe inserire l’obiettivo “aggiornamento (almeno) settimanale del blog” in agenda… ma ho paura che questo ne snaturi un po’ l’essenza.
In fondo questo spazio è nato per parlare di qualcosa di me, quandunque ci fosse stato qualcosa di rilevante da dire o di importante da ricordare. Non ho mai voluto fosse un “impegno”.
Solo che lasciarlo così troppo a lungo, mi dispiace.
Dovrò trovare un compromesso… potrei partire col raccontarvi, di qui a qualche giorno, il mio viaggio a Capo Nord.
Stay tuned.


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