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Calabria, 10 anni dopo: svenimenti, matrimoni e tacchinaggi

27 giugno 2007


Un giorno dedicherò un post ai "viaggi della carta igienica". Era il lontano 1997, e in quell’occasione visitammo per la prima volta la … in lungo (soprattutto) e in largo. Ora, come allora, una particolarità della mi è rimasta impressa: le indicazioni non sono frontali rispetto a chi guida, ma sono dietro. Nel senso che entrando in un comune, non ne si legge il nome. Ma uscendone, e girando la testa, si vede il cartello del comune in questione.

Ma veniamo a oggi.

In settembre apprendiamo da C, l’amico fraterno di SuperTechMan, che (finalmente!) si sposa. La fortunata è una poliziotta originaria della Calabria. La data è il 23 giugno; io avrei compiuto gli anni, come sempre, il 17, e dunque si incastrava giusta-giusta una settimanina di ferie al mare caldo del sud.

La località del matrimonio è Taverna, nel cuore della Sila, in provincia di Catanzaro. Noi inizialmente decidiamo di andare a Capo Rizzuto, dove il mare delle foto intravisto su web è davvero da capogiro. Benissimo. Prenotiamo via fax in una pensione che ci sembra abbia un nome carino, "I Campanacci"… ma l’atteggiamento dei titolari non ci ispira molta fiducia. Non ci danno conferma di ricezione del fax, quando li chiamiamo per assincerarci ci dicono che non hanno ricevuto nulla, rimandiamo e quando richiamiamo ci dicono che però il padre del padre dello zio e del nonno ha problemi di salute e dunque chi vivrà vedrà…

Non prenotiamo altrove. Scegliamo di andare all’avventura: andiamo, vediamo Capo Rizzuto, guardiamo la pensione da fuori e se ci ispira, bene, sennò cerchiamo altrove.

Abbiamo cercato altrove.

Siamo atterrati a Lamezia Terme nel pomeriggio del 18 giugno e, avendo prenotato un’auto alla Maggiore, siamo andati ai loro uffici a firmare il contratto. "Va bene una Panda?", ci chiede il ragazzo. SuperTechMan: "mmmm, in alternativa?" e il ragazzo: "eeehhhh, per oggi abbiamo solo la Panda". Ok, la Panda andava bene.

Procediamo per Capo Rizzuto. Arriviamo nella ridente località, dove di fatto il mare è fantastico, ma le spiagge sono per lo più rocciose e la ricettività davvero esigua. La pensione "I Campanacci" ha il look di un bar di provincia, quello dove i vecchietti vanno a fumare e a giocare a biliardo, con sopra qualche stanza. E per di più è anche lontano dal mare.

Niente da fare… risaliamo la costa in direzione Lamezia, nell’intento di soggiornare in uno degli splendidi villaggi che abbiamo visto sul mare. Entriamo in uno. C’è una reception in una casetta bassa, con l’ingresso/uscita regolato da sbarre. Il signore ci spiega che "qui non c’è un hotel… queste sono case che i proprietari affittano per uno, due mesi, ogni estate"… in pratica ville lussuosissime sul mare. Un paradiso. Chiediamo allora suggerimenti su dove andare e il signore gentile ci dice: "da dove venite?" … io: "Milano" e SuperTechMan: "Roma!" (rivendicando origini più vicine al sud, preoccupato dalla domanda minacciosa del signore gentile)… e il signore: "allora, datemi retta (!)… andate a Soverato! Lì c’è tutto quello che volete per divertirvi. Prendete la strada qui sopra… vi ci porta!!!".

Così, abbiamo imparato che "tutte le strade calabresi portano a Soverato" e abbiamo seguito il consiglio. Sarebbe anche stato più comodo per il matrimonio, visto che si teneva nella stessa provincia.

Arriviamo a Soverato. Carina. Entriamo all’hotel Gli Ulivi, 3 stelle, bello, confortevole. C’è posto. Pernottiamo almeno per un paio di giorni. Poi decidiamo di rimanere lì fino al matrimonio. Prima di partire l’intento era quello di fare hotel-spiaggia-mare-hotel e basta, ma…

1. arrivati a Soverato sentiamo dei cari amici che abbiamo conosciuto a Milano, che già per il giorno dopo ci invitano a cena da loro, presso la "Casina delle Lumache", una casetta nella campagna desolata della provincia di Cosenza, località Joggi, dove l’energia elettrica è generata dai pannelli solari, manca l’acqua corrente e la sera tira un’arietta frescolina da doversi coprire.

2. il giorno successivo, quindi, andiamo in spiaggia attorno alle 10. Io: "SuperTechMan, vuoi la crema protettiva?" SuperTechMan: "per ora no!"… e si mette direttamente al sole, mentre io mi raggomitolo sul lettino, sotto l’ombrellone, per non bruciarmi. Ore 12. SuperTechMan, che aveva assunto una colorazione rosacea uniforme davanti e inesistente dietro, mi dice: "Vado a fare il bagno, vieni?" Andiamo a fare il bagno. Acqua bellissima, profondissima, trasparentissima e gelidissima. Risaliamo dopo pochi minuti e ci ripiazziamo, stavolta entrambi, al sole, per asciugare il costume. Dopo 5 minuti, io non resisto e mi rimetto all’ombra. SuperTechMan, stoico, rimane al sole. Alle 14 decidiamo di lasciare la spiaggia. Doccia e partenza per la Casina delle Lumache.

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Arrivati a destinazione, SuperTechMan, che nel frattempo aveva assunto una magnifica tonalità di bordeaux-polo-Ralph-Lauren da fare invidia (vedi foto), illuminava di luce propria la Casina delle Lumache, tanto da risparmiare anche i pannelli solari. Si alza il venticello. Noi, cotti a puntino, iniziamo a sentire un freddo polare, tanto da avere bisogno di una copertina che gli amici ci stendono addosso, con amorevole cura.

3. il terzo giorno, quando ci si aspetterebbe che qualcuno resusciti, in realtà SuperTechMan pensa bene di svenire come una pera cotta nel bagno, incastrando rovinosamente il suo metro e ottantuno centimetri di altezza tra water e bidet. Corro in soccorso spaventata. Si rianima. Nel bagno cieco è in azione la ventola e a lui gira ancora la testa, per cui mi chiede "dove stiamo andando?". E’ convinto di essere su una nave, in crociera. Panico! Suda freddo. Lo lascio sdraiato nel bagno, poi lo aiuto a rialzarsi e lo stendo sul letto. Si ripiglia. Mangia, beve… come nuovo.

4. dal terzo al quinto giorno siamo stati rigorosamente al riparo da qualunque fonte di calore, sbollentati e rossi come aragoste, cercando di evitare anche il vento a 42 gradi che soffiava come fosse un fon (inteso come elettrodomestico, e non come nome del vento caldo, anche se in questo caso, l’esempio calza davvero!!!)

Il sesto giorno, sabato 23, è il giorno del matrimonio, che, come detto, si tiene sulla Sila. Partiamo alla volta di Taverna, per la precisione località Monaco, con il fido TomTom. Iniziamo a salire le montagne. A un certo punto SuperTechMan mi dice: "deve far freddo qui" e io "perché?" … lui: "ci sono i pini!!!"  In effetti il paesaggio è il tipico dell’alta montagna. Iniziamo a girare attorno a una montagna. Passiamo di fronte alla freccia "Monaco", ma TomTom dice di proseguire. Così ci inerpichiamo sulla vetta, dove le rocce a strapiombo sulla strada sono trattenute dalla rete, e dove uno scoiattolo nero che ruzzola giù sulla via, si alza sulle zampe posteriori e ci guarda con sospetto, come se non vedesse anima viva da decenni. Raggiungiamo la baita in cui avrebbe avuto luogo la cena nuziale. Siamo miracolosamente in tempo. Assistiamo alla cerimonia e la sera sediamo a tavola con la compagnia di amici romani dello sposo.

Tra questi un personaggio con la P maiuscola. Lavora al Ministero degli Esteri e per questo lo chiamano "er Console". "Er Console" è un piacione-sciupafemmene" che quando marca una, la marca così stretto che sicuramente questa cede. Percentuale di riuscita di un tacchinaggio "der console": 100%. Così al matrimonio si perde via per una che si chiama Margherita. Siede con lei. Esce nel giardino con lei. Le canta Margherita di Cocciante, rubando il microfono alla cantante e inginocchiandosi davanti alla ragazza. E il suo amico a commentare in romanesco: "io ‘o conosco. Questa se chiama Margherita e lui vede’n fiore. Se poteva pure chiamà Rosa… che se ‘un ci’à levato tutti i petali, ‘un sta bbbene!"

Così, fra casi umani interessanti, mancamenti e ustioni che ancora ci fanno piangere la notte, abbiamo lasciato quel forno terribile e meraviglioso che in questi giorni è stata la Calabria.

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6 commenti

  1. 28 giugno, 2007 at 09:14

    Ciao, adesso ho capito lo svenimento di STechM: si è beccato un’insolazione da mille e una notte!

  2. 28 giugno, 2007 at 10:09

    SKYNET70: noi le cose o le facciamo in grande o non le facciamo neanche !

  3. 28 giugno, 2007 at 14:29

    Andare in Calabria è un po’ come andare in Africa solo che tutti parlano una lingua ancora più indecifrabile dello swahili…Io la amo, però sono mezzo calabrese quindi sono piuttosto di parte…

  4. 28 giugno, 2007 at 17:39

    GIANL: ciao, bentornato… è una terra magnifica, con le sue dinamiche, i suoi tempi e le sue temperature :-D

  5. 30 giugno, 2007 at 14:49

    Vacanza movimentata e calda eh???????? Adesso va un po’ meglio con l’insolazione che avete preso?

  6. 30 giugno, 2007 at 15:12

    RICCETTA55: ci stiamo lentamente squamando… non so se significa “andare un po’ meglio” ;-)

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