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I tori e i pintxos di Pamplona

2 settembre 2009


Dopo Vitoria-Gasteiz, nel pomeriggio, ci siamo diretti verso (in basco, Iruña).

Pamplona è il capoluogo della . È nota nel mondo per l’Encierro, la corsa dei tori per la città, durante la festa di San Firmin.

Funziona così: in un punto della città che la Lonely definisce "Coralillos de Santo Domingo", ma che gli abitanti del posto non sanno indicare con precisione, e che dunque avrete difficoltà a rintracciare, è stato messo un cartello che indica il punto di partenza dell’Encierro. Di lì, o comunque da lì nei pressi, partono i sei tori che, percorrendo una serie di stradine obbligate (perché sbarrano loro strade alternative), strettissime (perché nel centro storico) e scivolose (in quanto ciotolate e per di più in discesa), devono raggiungere l’arena cittadina. Il percorso, in linea d’aria, è di circa tre minuti. Il punto è che dei pazzi scatenati si mettono sulla strada dei tori, li incitano, li disturbano, ma fondamentalmente li spaventano al punto che questi corrono sempre più forte, calpestano gli scemi che incontrano sulla loro strada e li incornano per benino. Soprattutto i tori (del peso medio di 500 kg) diventano micidiali quando rimangono isolati dal branco, terrorizzati e aizzati dalla folla.

Un’usanza locale cui prendono parte sciroccati provenienti da tutto il pianeta, con sempre crescente entusiasmo. Contenti loro, verrebbe da dire.

La Festa di San Firmin ha luogo tra il 6 e il 14 luglio quindi noi, che siamo arrivati in città il 10 agosto non abbiamo corso rischio alcuno.

Ci siamo invece interessati ad altre folkloristiche usanze del posto. Non trovando attraente la possibilità di prendere da bere al Caffè Iruña, il più antico, elegante e rinomato bar della città, ci siamo invece rifugiati al "Bodegòn Sarria", il bar dove fanno i "pintxos" più buoni di Pamplona. È un locale famoso, le cui pareti sono tappezzate di foto di Hemingway e al cui soffitto sono appesi prosciutti a stagionare. Una delizia per il palato e per la macchina fotografica!

APPUNTI DI VIAGGIO

I "pintxos" (leggi "pìncios") sono le "tapas" spagnole, che qui risentono della denominazione basca (in spagnolo "pincho" significa "porzione"). Sono i nostri stuzzichini da aperitivo: tartine, chele di granchio, panini piccoli (bocadillos) che mentre a Milano non si pagano in quanto offerti con bevande che, durante l’"happy hour" arrivano a costare fino a 7 euro, qui hanno un costo medio di un euro e mezzo/due ciascuno. Occhio quindi al momento della scelta dal bancone (barra), perché la tentazione a esagerare è davvero fortissima. E mentre all’aperitivo milanese uno ordina una birra, si siede, gliela servono, la paga e poi prende tutto il cibo che vuole, qui occorre avvicinarsi al bancone (barra), chiedere un piattino (platito) e servirsi di qualche delizia mentre si aspetta la birra (caña, se una birra normale, o clara, se mixata con succo di limone). All’arrivo della bevanda si paga tutto e ci si siede per consumare. Da provare assolutamente i pintxos vegetariani e quelli con il "chorizo", la famosa salsiccia locale.

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2 commenti

  1. 3 settembre, 2009 at 23:16

    “Honest Scrap” da me per te ^__^

  2. 10 settembre, 2009 at 00:00

    PENSATA: :-) thx.

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