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La vida loca madrilena

26 gennaio 2008


La vida a e" loca per definizione. Poi io ci metto del mio.

Il cameraman che era con me ieri sera ha proposto "andiamo a vedere un concerto di didgeridou, con recita di poesie… suona un mio amico indiano, bellissimo… ha uno sguardo pazzesco… assomiglia a Raz Degan".

Non so se per passare una serata alternativa o per … diciamo… curiosita" femminile… ho deciso di andare, trascinando SuperTechMan.

Ci siamo trovati in un locale "underground", nel senso letterale di SOTTO TERRA, cui si aveva accesso attraverso una rete da letto scorrevole, montata in verticale su un binario. Un locale autogestito pieno di quadri inguardabili e sculture incomprensibili. Oltre a un soppalco per le biciclette e divani sfondati. Per entrare abbiamo dovuto sottoscrivere una tessera da un euro, che ci ha dato diritto a ricevere un naso rosso da clown e un poema. Ci siamo seduti stipati sugli scalini di uno scantinato, a respirare fumi di varia natura, finche" l"indiano con il poncho variopinto ha iniziato a suonare: "duuuuuuu", "duuuuuuuuu", "duuuuuuuuuuuuuuuu"… alla terza battuta siamo usciti per non soffocare.

Certa arte non fa per me.

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3 commenti

  1. 27 gennaio, 2008 at 13:44

    Dunque, ricapitoliamo: c’era un’indiano che suonava uno strumento a fiato australiano a Madrid. Queste sono operazioni di sincretismo culturale che possono rivelarsi capolavori o schifezze surreali. Senza vie di mezzo. Mi sa che a voi è toccata l’opzione 2.

  2. 27 gennaio, 2008 at 15:13

    Beh certo, con il naso da clown non si riesce a respirare molto bene! ;-D

    Io penso che sarei soffocata dalle mie risate.

  3. 28 gennaio, 2008 at 00:30

    KATIKA: sì, era proprio l’opzione 2!

    SKYNET70: no comment!

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