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marina barillari

30 giugno 2007


Da sempre adoro intrattenere rapporti duraturi con le persone che incontro. Siano esse passate per la mia vita reale o virtuale. Quando vivevo con i miei, il salotto di casa si può dire facesse invidia a quello di Marta Marzotto, per le persone che per ore, ore, ore, fino a notte fonda, intrattenevo con discorsi che spaziavano dalle librerie alle auto, dallo studio al lavoro, dal giardinaggio a qualunque altro argomento potesse trovare in quello precedente fonte di ispirazione.

Sono una giornalista dal 1989. Ho iniziato a fare questo mestiere nel paesello natio (meno di 2000 anime), dove tutti si conoscono e dove un mestiere del genere ti fa diventare una delle "celebrità" del posto. Mi sono occupata di tutto: dal turismo alla musica, dalla cronaca nera alla cultura, all’attualità, alla musica. Ho lavorato nel quotidiano più letto della città e nella radio più nota della provincia. Ho collaborato con testate turistiche nazionali e ho gestito uffici stampa di vario genere. Di fatto per 11 anni (ho lasciato il paesello nel 2000) sono stata tra le persone che conoscevano più persone in provincia e che era maggiormente conosciuta.

Un giorno il mio caposervizio mi assegna un’inchiesta. Ero nella redazione che il quotidiano apre ogni estate al mare. Dovevo chiamare le agenzie immobiliari e gli alberghi del litorale per far emergere un confronto tra i prezzi proposti dai vari locatari, dovevo paragonare le condizioni di servizio offerte e andare in giro per spiagge a intervistare le persone che fruivano dei locali stabilimenti balneari.

Durante una di queste chiamate, fingendomi un’utente interessata, contatto il titolare di un albergo e la telefonata, sotto lo sguardo incredulo del mio caposervizio, si può dire abbia in un certo senso segnato la mia carriera:

lamorachevola: "Buongiorno, volevo qualche informazione relativa a una prenotazione di un paio di settimane presso il vostro hotel"

interlocutore:  "Un attimo, le passo il titolare"

titolare: "Pronto?"

lamorachevola:  "Sì, buongiorno, volevo sapere quanto mi può costare prenotare presso di voi dal 10 al 20 agosto prossimo, sempre che abbiate una stanza libera, s’intende"

titolare: "Signora, non si preoccupi, la troviamo…"

lamorachevola: "???"

titolare: "Guardi, nella soluzione bed and breakfast le costa X, mezza pensione Y, pensione completa Z"

lamorachevola:  "bene, e senta, per caso avete anche un parcheggio privato"

titolare: "certo, ha XY posti, alcuni dei quali con tettoia … signora… come ha detto che si chiama?"

lamorachevola (guardando con occhi sgranati il suo caposervizio):  "Marina!"

caposervizio: "!!???!!!"

titolare: "che bel nome, tipico delle nostre parti… ma lei è delle nostre parti?"

lamorachevola: "ehm… sì, sì, ma me ne sono andata dopo il matrimonio…" (non ero neanche fidanzata!)

caposervizio: "??????!!!!!!!!!!!!"

titolare: "ah, beh, succede, ma di cognome, come fa?"

lamorachevola: "Barillari… ma senta, e posso portare il mio cagnolino nel suo hotel?"

titolare: "certo, se è un animale di piccola taglia, non c’è nessun problema"

lamorachevola: "perfetto, senta, allora mi consulto con mio marito e la richiamo"

caposervizio (ormai rapito dalla conversazione): "???????!!!!"

titolare: "signora cara, con una voce così, lei può richiamare quando vuole"

Da quel momento, oltre ad aver consolidato la stima del caposervizio per la naturalezza e il "sangue freddo" nel gestire queste situazioni, per molti imbarazzanti, sono diventata per gli amici "": quella che intrattiene, parla di sé, fa parlare gli altri… tipo signora bene dei salotti più rinomati. E quando annunciai a questi amici la decisione di partire per Milano (no, dico, la Milano da bere!!!), beh, neanche a dirlo, si raccomandarono: "che il salotto sia bello ampio"… ci sto lavorando :-)

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